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Mina Felici 04/04/2026

Un augurio speciale
Carissimi soci, amici e simpatizzanti del Gruppo CTG Picentia, che in diversi modi seguite il nostro cammino, quale occasione migliore di oggi, Vigilia della Santa Pasqua di Resurrezione, per rivolgervi un pensiero? Oggi l’umanità intera vive e soffre a causa della brama di potere di alcuni e, in nome del denaro, ma spesso anche nascondendosi sotto il nome di Dio, guerre sterminatrici attraversano il mondo intero, coinvolgendo anche il nostro Paese e l’Europa tutta, che ci eravamo abituati a considerare immune. Dopo i tragici eventi del Novecento, pensavamo che tutto ciò potesse riguardare solo gli altri e poco abbiamo saputo delle stragi che si perpetravano altrove, in un “altro mondo” per noi occidentali, spesso intenti a consolidare il nostro benessere personale. Non parlo di tutti, perché è proprio grazie al lavoro di tanti volontari e volontarie che siamo andati avanti, assicurando almeno un po’ di aiuto e di condivisione con i più sfortunati. Ma ora sono le armi, i missili e una forza cieca a distruggere senza pietà, lasciando popoli inermi a piangere i loro morti innocenti: bambini, donne, giovani… chiunque. E tutto questo, ancora una volta, in nome di Dio. Dio non vuole sacrifici: si è fatto uomo per salvare tutti noi. Ed è questo che celebriamo in questa Notte Santa. Che lo Spirito di Cristo Risorto illumini le nostre esistenze e porga la sua mano misericordiosa verso questi nostri fratelli che soffrono, ai quali è stato negato il futuro. Buona Pasqua. Ognuno di noi porti il Verbo salvifico e lo diffonda intorno a sé.Che Dio ci benedica. Buona PasquaMina, con tutto il Direttivo del Gruppo Picentia APS
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Mina Felici 21/03/2026

Ecomuseo dei Picentini - Terre della felicità
Ad un anno dalla creazione dell’Ecomuseo dei Picentini, in occasione della Giornata del Paesaggio, si è svolto a Pontecagnano, presso il restaurato ex Tabacchificio, un significativo incontro tra rappresentanti dei Comuni che vanno a comporne il territorio, autorità, amministrazioni, aziende, associazioni e quanti hanno contribuito alla nascita prima, ed allo sviluppo poi, di questa bella realtà. Durante gli ultimi mesi ci sono stati incontri fruttuosi, ai quali sono seguite azioni che hanno portato a delineare percorsi all’interno dell’area interessata al progetto, significativi e rappresentativi delle varie sfaccettature: paesaggistiche, storico-artistiche, ambientali, antropologiche e sociologiche, con particolare attenzione alle tradizioni popolari, enogastronomiche ed imprenditoriali. Una molteplicità chiamata a raggiungere quella sintesi necessaria alla creazione di percorsi da proporre a viaggiatori curiosi ed esigenti, e da non tenere più chiusi dentro a confini locali. Il Gruppo CTG Picentia, che al progetto ha aderito in fase preliminare e che ha firmato l’adesione al prosieguo del progetto, facendo tesoro delle competenze acquisite negli anni di attività su questo territorio, ha partecipato alla Giornata con una relazione della sua Vice Presidente e giornalista, esperta in enogastronomia, dott.ssa Annamaria Parlato. Annamaria, con la relazione dal titolo “Alle falde del Monte che accoglie”, ha rappresentato il Comune di San Mango Piemonte, insieme a Gianbenedetto Giurmino, in rappresentanza dell’Ente Regionale Ecomuseo dei Picentini; la sua relazione, piena di riferimenti alla natura possente in questa area, ha suscitato nei presenti un sentimento di gioia e di condivisione. Altri appuntamenti seguiranno e già i lavori sono avanzati, e presto gli itinerari e le occasioni di incontro sui territori diventeranno molteplici. Speriamo di avere ancora l’appoggio dell’Amministrazione Regionale da poco costituitasi.
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Mina Felici 28/12/2025

Cosimo Carbone: una dolorosa perdita
Ritengo doveroso aprire una finestra su una scomparsa che ha particolarmente colpito il CTG Picentia: quella del nostro amico Cosimo Carbone, titolare, dell’azienda agricola che porta il suo nome. L’incontro con Cosimo e con la sua splendida famiglia avvenne agli esordi del progetto “Di Food in Tour”, quando, nel maggio 2018, realizzammo la quarta tappa del percorso dei Monti Picentini, che interessò Montecorvino Pugliano, comune dei Monti Picentini in cui ha sede l’azienda. Fin da subito ci rendemmo conto di quanto ampio e articolato fosse il progetto costruito con passione dalla famiglia Carbone. Fummo guidati in una molteplicità di attività che ci diedero modo di sperimentare esperienze nuove e coinvolgenti: impastare pane e pizze con farine di grani antichi, cuocerle e gustarle con un piacere del tutto nuovo; assaggiare il vino e apprezzare il sapore autentico dell’olio extravergine d’oliva; apprendere come combattere i parassiti delle colture senza ricorrere a veleni, ma utilizzando antagonisti naturali; camminare a piedi nudi nel prato e riscoprire il contatto diretto con la natura. Cosimo e Mina, con cura e amore, avevano inoltre creato uno spazio accogliente dove sostare, per interrompere un lungo viaggio o semplicemente per godere della pace e dell’ospitalità, sempre offerta con gioia. All’Azienda Carbone si sono avvicinate scuole e numerose persone desiderose di apprendere le tecniche di coltivazione e trasformazione dei prodotti, nonché di comprendere come creare e gestire una realtà di fattoria didattica. Insegnare la cura della terra, il valore dei suoi frutti, unendo tutto ciò a lezioni di cucina capaci di trasformare le materie prime in piatti succulenti da condividere in buona compagnia, all’insegna della lentezza, è qualcosa di veramente impagabile. Per questo, e per molto altro, la scomparsa di Cosimo colpisce profondamente il gruppo CTG Picentia. Fin da subito, Cosimo aveva voluto sottoscrivere una convenzione con il CTG; solo la malattia ha, purtroppo, interrotto questo percorso. Cosimo se ne rammaricava e rimandava sempre a tempi migliori la ripartenza dell’attività anche con il CTG, un progetto in cui ha sempre creduto. Quale futuro per l’azienda? È la domanda che oggi rivolgiamo a sua moglie Mina, che ha condiviso con Cosimo ogni passo di questa avventura sin dal 2003, anno di avvio dell’attività. Abbiamo posto a Mina Savastano alcune domande su come sia nata l’idea di iniziare questa avventura ed in che modo la famiglia, nella sua interezza, abbia contribuito allo sviluppo dell’attività, e queste sono state le sue risposte: "Innanzitutto, ringrazio Mina del CTG per la delicatezza, la precisione e l'attenzione che ha dedicato nel descrivere uno dei pezzi più importanti ed impegnativi della nostra vita. La risposta alle sue domande è molto semplice ed è racchiusa in alcune parole chiave da lei stessa utilizzate. L'avventura non nasce per caso ma dall'amore, dalla cura e dalla passione per il verde quando due giovani sposi sognatori, decidono di far nascere il proprio nido in un'oasi naturale. Cosimo ed io abbiamo scelto la condivisione e l'operosità per sperimentare.  Lui si occupava della progettazione bio, del marketing, del settore amministrativo - contabile ed io dello sviluppo contenutistico del piano, della formazione e fattibilità dello stesso. Io e Cosimo eravamo “soci di cuore”, l'uno la spalla dell'altro, semplicemente una famiglia che guarda verso il medesimo orizzonte. Quale futuro ci attende? Oggi l’azienda sembra un'automobile sportiva chiusa in garage, è lucida, profumata e pronta per essere guidata da mani esperte che, con  passione, cura e amore vogliono percorrere strade lunghe ed ampie anche perché “ il navigatore” ha già tracciato l'itinerario migliore."
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Mina Felici 14/12/2025

Quale Natale oggi in Palestina?
La piccola Rahaf Abu Jazar è morta di freddo a Khan Younis, nel Sud della Striscia di Gaza / REUTERS/Ramadan Abed Tutto l’inferno di un popolo è nel corpo gelido di Rahaf Abu Jazar, 8 mesi, morta ieri per assideramento fra le braccia impotenti della madre, mentre l’inverno si rovesciava in forma di tempesta sul deserto di macerie di Gaza. «Pioveva, faceva molto freddo e avevo ben poco per tenerla al caldo. L’ho nutrita e messa a dormire. L’ho avvolta meglio che potevo, ma non è bastato. Sono stata presa dal panico tutta la notte. Poi all’improvviso, ho trovato la mia bambina immobile, morta», ha raccontato la madre, una fra le migliaia di profughi costretti a vivere nelle tendopoli di Khan Yunis, nel sud della Striscia. tratto dal quotidiano Avvenire https://www.avvenire.it/mondo/la-strage-di-bambini-a-gaza-dopo-rahaf-altri-due-piccoli-morti-di-freddo_102013 L’Avvenire, organo di stampa della CEI, denuncia ogni giorno guerre ed ingiustizie e lo fa in solitudine. Per questo ho voluto iniziare  citando un articolo dei giorni scorsi e mostrando la foto di una mamma e di un papà che piangono la morte della propria figlia neonata. Nella Grotta di Betlemme il Bambino Gesù, il Salvatore del Mondo, giace in una mangiatoia sistemata in una stalla, unico rifugio trovato da Giuseppe per far partorire sua moglie Maria, che ha finito i suoi giorni di attesa  proprio lì,  lontana dalla sua casa di Nazareth. Si era spostata col suo sposo per rispondere al Censimento voluto dall’Imperatore Cesare Augusto. Betlemme era il luogo d’origine della stirpe di Davide, alla quale Giuseppe apparteneva ed era in quella città che doveva registrarsi.  A scaldare il divino Bambino, il fiato di due animali, un bue ed un asinello. Quando cantiamo Tu scendi dalle stelle diciamo ‘Tu scendi dalle stelle o Re del Cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo’.  Perché gelata era quella notte in Palestina e Palestinese era Gesù, della stirpe di Davide             Ieri con Maria e Giuseppe c’era  il piccolo Gesù ed oggi, a oltre 2000 anni da quei giorni, al freddo ed al gelo ci sono altri bambini e le loro madri e padri, novelli Giuseppe e Maria, chiamati a vivere la devastante esperienza di dolore ancor prima che la piccola vita, appena sbocciata,  abbia potuto aprirsi al futuro. Non ci sono buoi né asinelli che possano scaldare quelle piccole creature innocenti, ma solo braccia di madri e di padri insufficienti ad impedirne la morte.  Ci sono materassi intrisi di acqua e non ci sono più pareti e soffitti che possano dare riparo. Resta solo un senso di smarrimento.             Realizziamo dunque i nostri Presepi e fermiamoci davanti a quella Grotta a riflettere su quanta ipocrisia ci sia nel mondo dei potenti. Chi parla di questa strage continua?  Di quale pace sia stata costruita lì o in Ucraina dove, la mancanza di energia elettrica, ha ridotto oltre un milione di persone ad una condizione di inumana vita, senza la possibilità di scaldarsi o di poter soddisfare i bisogni primari? Dov’è il rispetto per l’umana condizione? veniamo distratti da questioni del tutto irrilevanti affinché la nostra mente, occupata da quelle, non vada verso pensieri di solidarietà e giustizia.  Solo la Chiesa ed il nostro Presidente della Repubblica ancora ci parlano con lealtà al fine di dirigere i nostri passi sulla via della pace.   Noi che apparteniamo al CTG, in aderenza ai valori della cristianità, vicini alla CEI e davanti alla Grotta di Betlemme, non possiamo esimerci da rivolgere i nostri occhi e le nostre menti verso tutto questo dolore che stravolge il mondo. Buon Natale a tutti perché sia questo il Natale per noi: non volgerci mai dall’altra parte.
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Mina Felici 05/10/2025

IL TEMPO DELLA PARTECIPAZIONE: LE VOSTRE VOCI DALLA PACE
Nel precedente articolo, il tempo della partecipazione, avevamo chiesto ai nostri lettori di esprimere il loro pensiero nel merito. Pubblichiamo qui, di seguito, quanto ci è pervenuto e continueremo, in altri articoli, a pubblicare quelli che ci perverranno. Un grazie a chi crede nel potere della parola e la condivide. SILVANA  Se il pianto di un bambino non fa più rumore vuol dire che il mondo è diventato sordo: non c'è bisogno di bandiere. Non serve essere palestinesi per sentire il dolore. Non siamo esseri umani se siamo sordi al pianto di un bambino, non siamo più esserj umani se siamo indifferenti alle mutilazioni di bambini e giovani, non siamo più esseri umani se siamo assenti di fronte al dolore di tante mamme che perdono i loro figli. Siamo umani, alziamo lo sguardo , alziamo la voce per Gaza. IRENE  le madri in guerra: non bastano le difficoltà 'normali' della vita: finanziarie, di salute, psicologiche....no, anche vedere i propri figli morire per un motivo inspiegabile, per una ingiustizia totale e totalizzante; il che fa di queste madri, se riescono a sopravvivere, delle eroine senza merito, delle donne a cui devo sempre tutta la mia compassione e solidarietà. Il cuore mi si stringe nell'abbraccio che mando loro. "Cercate di sopravvivere, madri nella guerra. Siate testimoni della scempio, se ce la fate. Ve lo auguro dal profondo del mio cuore pieno di lacrime." GIGI  Vedo per strada un povero cane: zoppica, appesantito dall’obesità e dagli anni. Più persone si fermano, con il cuore strizzato per le sofferenze del povero animale. Anch’io ho sofferto per la morte di Ashley e mai avrei creduto di poter provare così tanto dolore per la fine di un cane.Ma a tanta umanità canina oggi si contrappone la nostra quotidiana indifferenza sociale:se invece del cane ti trovi davanti un vecchio cadente, è difficile vedere qualcuno che si ferma. Viviamo in spazi urbani disumanizzati, città degradate dall’indifferenza, avvelenate dall’inquinamento, drogate dai media. Viviamo città fantasma, dove abbiamo perso il senso della comunità: siamo tutti in lockdown permanente, isolati dall’apatia. La metà di una nazione non va a votare, nessuno si adira di fronte alle tracotanti dichiarazioni di vittoria degli eletti.Nessuno si ribella quando le istituzioni, con nuovi divieti, scaricano sui cittadini le colpe della loro cecità. Siamo stati capaci di trasmettere ai nostri giovani la nostra sfiducia nelle istituzioni e nel futuro.La nostra sensazione di precarietà si è ancorata alla rassegnata accettazione: figli cresciuti isolati, narcotizzati da internet. Ora, all’improvviso, cosa è successo? Le strade sono state invase da gente che ha manifestato il proprio dolore e lo sdegno per quello che sta succedendo in Palestina.Ognuno di loro, con le recenti girandole di divieti, domani potrà essere incriminato e condotto in carcere. Si manifesta contro una catastrofe umanitaria, contro l’immane tragedia di una mattanza che ci coinvolge tutti. I manifestanti, in larga prevalenza giovani, stanno parlando a tutti noi:"uscite dal vostro torpore, uscite dal vostro quotidiano disinteresse; è in gioco il destino dell’umanità… non potete mettere tutto a tacere chiamandoci terroristi."
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Mina Felici 04/10/2025

IL TEMPO DELLA PARTECIPAZIONE
C'è un tempo per ogni cosa: così recita il Testo biblico nell'Ecclesiaste e, se questo è vero, oggi è il tempo di non più tacere. Ognuno di noi, che cerchiamo di essere ogni giorno operatori ed operatrici di pace, si è chiesto in questi lunghi 2 anni come fosse possibile chiudere i confini di un intero Paese riducendolo alla fame e negando il diritto alle cure ed alla sopravvivenza della popolazione. Giorno dopo giorno abbiamo assistito a scene orribili di donne, uomini, bambini orrendamente oltraggiati; donne, come novelle Pietà, stringere tra le braccia i loro figli, uccisi senza colpa. Può l'uomo giungere a tale punto di malvagità da cancellare il senso della pietà dal proprio cuore e dalla propria anima? Si può condannare a parole continuando a vendere armi ed a fare  affari sulla pelle di innocenti? Perchè innocenti erano gli israeliani colpiti dalla orribile strage del 7 ottobre, è vero, e non c'è giustificazione alcuna, ma ormai è evidente che la guerra contro Hamas altro non è che 'il lavoro' sporco da portare a termine, come detto anche dal Presidente Trump. Seminare morte equivale a fare un 'lavoro' per appropriarsi definitivamente della striscia di Gaza negando ai Palestinesi il diritto stesso ad essere nazione. E, quel che è peggio, in nome di Dio. Il tentativo di aprire un corridoio umanitario, è stato dipinto come un atto terroristico, e non da chi sta combattendo questa sporca guerra senza nemici, ma dai nostri governanti che dovrebbero sostenere ogni tentativo di ristabilire un minimo di legalità. Questa guerra, se guerra si può chiamare, non ha avuto precedenti come attesta il personale medico di Medici senza Frontiere e di Emergency, che tante perdite umane hanno subito; mai si era visto bombardare ospedali, soccorritori, uccidere centinaia di giornalisti - 240 circa - colpire esseri umani stremati dal dolore e dalla denutrizione.  Del resto anche la Russia, aprendo la stagione della guerra, ci ha fatto assistere ad una inimmaginabile voglia di esercitare il potere espansionistico, negando la libertà a popoli che hanno lottato e conquistato la propria indipendenza a costo di innumerevoli sofferenze: lo sanno bene i lettoni, gli estoni, i lituani e quanti, liberati dall'oppressione nazista, si erano ritrovati sotto il dominio del peggior comunismo e che oggi si sentono di nuovo minacciati. Ora qui non vogliamo fare disquisizioni storiche ma solo gridare anche noi, insieme ai tantissimi giovani e non solo, che si sono riversati nelle strade delle nostre città, sperando che l'opposizione ed il grido di così tanti operi nel senso del raggiungimento della pace, che sia giusta, lunga e che faccia smettere questa inumana guerra. Dopo questo piccolo scritto, goccia nel mare, vorrei che foste voi lettori e soci a comporre, con frasi e osservazioni, un puzzle di voci perché è solo insieme che si può camminare sulla via della pace. Io li comporrò in un nuovo articolo 
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