La chiesa degli affreschi e dei graffiti

Santa Maria in Piano: la Chiesa degli affreschi e dei graffiti

Particolare affreschi medievali

Mina Felici 26/07/2026 0

Le vacanze costituiscono un momento di pausa dalle solite attività e ci consentono di muoverci sul territorio. Noi, in pieno spirito CTG, lo abbiamo fatto rimanendo nei confini geografici della nostra bellissima Italia, e percorrendo circa 400 km di strada attraverso gli Appennini, siamo giunti in un luogo di Abruzzo poco o per nulla conosciuto: Loreto Aprutino, provincia di Pescara, non mare né montagna ma dolce collina con tanto verde e tanta storia. Vabbé, voi oramai lo sapete che non amo i viaggi banali e che, nel limite del possibile, organizzo sempre, prima della partenza, degli incontri con i 'genius loci'. Mai come a LOreto questo è stato possibile e così, grazie a tanti amici che ora ci guardano dai loro 'siti', abbiamo potuto visitare anche luoghi purtroppo chiusi al pubblico per mancanza di sacerdoti: perché si sa, sono nelle Chiese le maggiori testimonianze della nostra storia passata, madre del presente. In questo caso la Chiesa di Santa Maria in Piano. 

Non sarò io a raccontare le emozioni di questa visita, ma mio marito, in questo articolo dove si sofferma sugli straordinari affreschi medievali. Spero di ricevere anche da voi articoli e testimonianze dei vostri viaggi che con gioia pubblicherò.

MINA FELICI

LA CHIESA DEGLI AFFRESCHI E DEI GRAFFITI DI Luigi Greco

Una facciata semplice e disadorna, con l’accesso chiuso da una cancellata. Un volto sorridente e gioviale ci viene ad aprire. Entriamo soltanto io e mia moglie.

Di fronte a noi si dispongono due file di panche separate da un corridoio centrale che conduce all’unico altare. Rimango perplesso, quasi deluso. Avevo scelto di visitare questa chiesa dopo aver visto alcune fotografie che lasciavano immaginare splendidi affreschi medievali. Invece vedo soltanto pareti spoglie e, sull’unico altare, un semplice quadro.

Mi volto e, improvvisamente, ecco la sorpresa. Sulla controfacciata si apre un grande affresco: al centro, entro un ovale, Cristo benedicente, sorretto da figure nello stile bizantino; ai lati angeli, la Madonna e un santo. Più in basso compare una croce con appoggiata una scala e, davanti ad essa, un tavolo sul quale sono raffigurati gli strumenti della Passione di Gesù: coltelli, lance, una canna con la spugna imbevuta d’aceto, tenaglie e chiodi.

Scendendo con lo sguardo verso la parte inferiore dell’affresco, le scene diventano ancora più leggibili. Si vede un ruscello nel quale galleggiano dei cadaveri e un ponte che, attraversandolo, si assottiglia progressivamente fino a diventare sottilissimo: è il celebre “ponte del capello”. I defunti devono attraversarlo e soltanto i beati, leggeri perché privi di peccato, riescono a superarlo. Ad accoglierli ci sono gli angeli e un giudice assiso in trono che pesa le anime con una bilancia. Nel Paradiso, figure nude vagano serenamente, salgono sugli alberi per raccogliere frutti e vivono felici in una torre dorata, circondate da splendide fanciulle.

Sulla destra, invece, sono raffigurate alcune scene del Giudizio Universale, purtroppo in gran parte cancellate dal tempo. Forse è un peccato, ma ciò che resta è comunque straordinario. La vivacità dei colori e la nitidezza del disegno sono davvero stupefacenti.

Mi avvicino all’altare. Oltre il primo arco si apre una campata laterale, sulla destra, decorata con altri affreschi raffiguranti santi e Madonne. Spicca una Resurrezione di Cristo, che emerge trionfante dal sepolcro mentre i soldati, con armature medievali, dormono ai suoi piedi.

Proseguendo si incontra un’altra campata dedicata alle storie di san Tommaso d’Aquino. Il sacerdote che ci accompagna richiama la mia attenzione sulla pelle verdastra del santo disteso sul letto di morte: un particolare che, secondo alcuni studiosi, alluderebbe all’ipotesi di un avvelenamento. Del resto, anche nell’Abbazia di Fossanova, dove il santo morì, ci avevano parlato di questa antica e suggestiva ipotesi.

Sotto gli affreschi si scopre un’altra sorpresa: straordinari graffiti, incisi con uno strumento appuntito e accompagnati da date precise. Raccontano che il 15 giugno 1533 una statua della Madonna avrebbe versato lacrime di sangue e che, due giorni dopo, il 17 giugno, un cieco avrebbe riacquistato la vista. Un altro graffito ricorda una nevicata durata ventiquattro ore l’8 aprile, senza indicarne l’anno, che presumibilmente è coevo agli altri. Infine, una scritta del 31 luglio 1590 ricorda l’oscuramento del sole dovuto a un’eclissi.

È stata un’esperienza unica ed emozionante. Una visita che ti immerge nel fascino di un passato che oggi può sembrare quasi leggendario, ma che questi affreschi e questi graffiti raccontano con una vivacità sorprendente, restituendoci uno spaccato autentico dell’umanità che ci ha preceduto.

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Mina Felici 28/12/2025

Cosimo Carbone: una dolorosa perdita
Ritengo doveroso aprire una finestra su una scomparsa che ha particolarmente colpito il CTG Picentia: quella del nostro amico Cosimo Carbone, titolare, dell’azienda agricola che porta il suo nome. L’incontro con Cosimo e con la sua splendida famiglia avvenne agli esordi del progetto “Di Food in Tour”, quando, nel maggio 2018, realizzammo la quarta tappa del percorso dei Monti Picentini, che interessò Montecorvino Pugliano, comune dei Monti Picentini in cui ha sede l’azienda. Fin da subito ci rendemmo conto di quanto ampio e articolato fosse il progetto costruito con passione dalla famiglia Carbone. Fummo guidati in una molteplicità di attività che ci diedero modo di sperimentare esperienze nuove e coinvolgenti: impastare pane e pizze con farine di grani antichi, cuocerle e gustarle con un piacere del tutto nuovo; assaggiare il vino e apprezzare il sapore autentico dell’olio extravergine d’oliva; apprendere come combattere i parassiti delle colture senza ricorrere a veleni, ma utilizzando antagonisti naturali; camminare a piedi nudi nel prato e riscoprire il contatto diretto con la natura. Cosimo e Mina, con cura e amore, avevano inoltre creato uno spazio accogliente dove sostare, per interrompere un lungo viaggio o semplicemente per godere della pace e dell’ospitalità, sempre offerta con gioia. All’Azienda Carbone si sono avvicinate scuole e numerose persone desiderose di apprendere le tecniche di coltivazione e trasformazione dei prodotti, nonché di comprendere come creare e gestire una realtà di fattoria didattica. Insegnare la cura della terra, il valore dei suoi frutti, unendo tutto ciò a lezioni di cucina capaci di trasformare le materie prime in piatti succulenti da condividere in buona compagnia, all’insegna della lentezza, è qualcosa di veramente impagabile. Per questo, e per molto altro, la scomparsa di Cosimo colpisce profondamente il gruppo CTG Picentia. Fin da subito, Cosimo aveva voluto sottoscrivere una convenzione con il CTG; solo la malattia ha, purtroppo, interrotto questo percorso. Cosimo se ne rammaricava e rimandava sempre a tempi migliori la ripartenza dell’attività anche con il CTG, un progetto in cui ha sempre creduto. Quale futuro per l’azienda? È la domanda che oggi rivolgiamo a sua moglie Mina, che ha condiviso con Cosimo ogni passo di questa avventura sin dal 2003, anno di avvio dell’attività. Abbiamo posto a Mina Savastano alcune domande su come sia nata l’idea di iniziare questa avventura ed in che modo la famiglia, nella sua interezza, abbia contribuito allo sviluppo dell’attività, e queste sono state le sue risposte: "Innanzitutto, ringrazio Mina del CTG per la delicatezza, la precisione e l'attenzione che ha dedicato nel descrivere uno dei pezzi più importanti ed impegnativi della nostra vita. La risposta alle sue domande è molto semplice ed è racchiusa in alcune parole chiave da lei stessa utilizzate. L'avventura non nasce per caso ma dall'amore, dalla cura e dalla passione per il verde quando due giovani sposi sognatori, decidono di far nascere il proprio nido in un'oasi naturale. Cosimo ed io abbiamo scelto la condivisione e l'operosità per sperimentare.  Lui si occupava della progettazione bio, del marketing, del settore amministrativo - contabile ed io dello sviluppo contenutistico del piano, della formazione e fattibilità dello stesso. Io e Cosimo eravamo “soci di cuore”, l'uno la spalla dell'altro, semplicemente una famiglia che guarda verso il medesimo orizzonte. Quale futuro ci attende? Oggi l’azienda sembra un'automobile sportiva chiusa in garage, è lucida, profumata e pronta per essere guidata da mani esperte che, con  passione, cura e amore vogliono percorrere strade lunghe ed ampie anche perché “ il navigatore” ha già tracciato l'itinerario migliore."
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Mina Felici 14/06/2025

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Carissimi, in un momento di così grande crisi mondiale, sento il bisogno di rivolgermi a tutti voi. La nostra Associazione, il CTG, è fatta di donne e uomini da sempre sensibili ai problemi della salvaguardia del nostro Pianeta, declinata nel piccolo mondo che ci circonda perché, si sa, ogni ideologia, per poter essere perseguita in modo sano e e coerente, ha bisogno di essere sostenuta da piccole azioni quotidiane. La cura e l’idea stessa che è in essa racchiusa, contiene in sé il concetto di ‘altro’; mi spiego: come si può pensare di salvare il mondo, la natura, il futuro nostro e dei nostri figli e nipoti se, nella vita concreta, il nostro sguardo è rivolto prevalentemente a noi stessi? Ognuno può trovare delle scuse a questo ma se poi ci fermiamo a considerare il quotidiano trascorrere della nostra vita familiare e sociale, può accadere di scoprire che, sì, vogliamo salvare il mondo, ma non sopportiamo chi ci sta vicino.   Per non parlare dell’assuefazione alle comodità che ci hanno a poco a poco propinate come utili ed indispensabili: il cellulare, i media, la presunta libertà di navigare, i selfie, i millioni di scatti riversati sui server di Google e su quelli di Apple che divorano energia inquinando il Pianeta.  Però parliamo  con tutti senza interfacciarci con nessuno, gettiamo giudizi sul web nascosti dietro ad una tastiera, rispondiamo   a post con spicciole frasi fatte di poche parole e spesso causa di incomprensioni. Non lo sapevamo ma, piuttosto che aumentare l’empatia con i nostri amici, abbiamo rinunciato al confronto e, nello stesso tempo,  abbiamo fatto crescere a dismisura dei poteri economici  che ormai ci controllano determinando le sorti dell’intero sistema planetario. Crescono i nazionalismi, crescono gli egoismi, e si affacciano al mondo i frutti di ciò che sono le guerre. Noi del nostro Gruppo CTG Picentia,  viviamo però il nostro impegno in opposizione a questa tendenza e, cercando di usare in modo positivo quella parte di media che ci è utile, prediligiamo gli incontri, il camminare insieme, il confrontarci alla ricerca della storia della nostra terra; conosciamo gli amministratori dei territori, andiamo alla ricerca di aziende piccole che vogliono crescere rispettando la natura e producendo in modo equo e sostenibile; amiamo riunirci intorno ad una bella tavolata, chiacchierare piacevolmente, assaporare la gioia dell’incontro, sostenere chi è in difficoltà, dare un segnale agli altri che è possibile vivere diversamente. Come un sasso gettato nell’acqua che produce le onde concentriche, sappiamo che la positività ha bisogno di tanti sassi lanciati da diversi luoghi che vadano a poco a poco a formare un intero coro di pace fatto di voci connesse tra loro.
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Mina Felici 14/12/2025

Quale Natale oggi in Palestina?
La piccola Rahaf Abu Jazar è morta di freddo a Khan Younis, nel Sud della Striscia di Gaza / REUTERS/Ramadan Abed Tutto l’inferno di un popolo è nel corpo gelido di Rahaf Abu Jazar, 8 mesi, morta ieri per assideramento fra le braccia impotenti della madre, mentre l’inverno si rovesciava in forma di tempesta sul deserto di macerie di Gaza. «Pioveva, faceva molto freddo e avevo ben poco per tenerla al caldo. L’ho nutrita e messa a dormire. L’ho avvolta meglio che potevo, ma non è bastato. Sono stata presa dal panico tutta la notte. Poi all’improvviso, ho trovato la mia bambina immobile, morta», ha raccontato la madre, una fra le migliaia di profughi costretti a vivere nelle tendopoli di Khan Yunis, nel sud della Striscia. tratto dal quotidiano Avvenire https://www.avvenire.it/mondo/la-strage-di-bambini-a-gaza-dopo-rahaf-altri-due-piccoli-morti-di-freddo_102013 L’Avvenire, organo di stampa della CEI, denuncia ogni giorno guerre ed ingiustizie e lo fa in solitudine. Per questo ho voluto iniziare  citando un articolo dei giorni scorsi e mostrando la foto di una mamma e di un papà che piangono la morte della propria figlia neonata. Nella Grotta di Betlemme il Bambino Gesù, il Salvatore del Mondo, giace in una mangiatoia sistemata in una stalla, unico rifugio trovato da Giuseppe per far partorire sua moglie Maria, che ha finito i suoi giorni di attesa  proprio lì,  lontana dalla sua casa di Nazareth. Si era spostata col suo sposo per rispondere al Censimento voluto dall’Imperatore Cesare Augusto. Betlemme era il luogo d’origine della stirpe di Davide, alla quale Giuseppe apparteneva ed era in quella città che doveva registrarsi.  A scaldare il divino Bambino, il fiato di due animali, un bue ed un asinello. Quando cantiamo Tu scendi dalle stelle diciamo ‘Tu scendi dalle stelle o Re del Cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo’.  Perché gelata era quella notte in Palestina e Palestinese era Gesù, della stirpe di Davide             Ieri con Maria e Giuseppe c’era  il piccolo Gesù ed oggi, a oltre 2000 anni da quei giorni, al freddo ed al gelo ci sono altri bambini e le loro madri e padri, novelli Giuseppe e Maria, chiamati a vivere la devastante esperienza di dolore ancor prima che la piccola vita, appena sbocciata,  abbia potuto aprirsi al futuro. Non ci sono buoi né asinelli che possano scaldare quelle piccole creature innocenti, ma solo braccia di madri e di padri insufficienti ad impedirne la morte.  Ci sono materassi intrisi di acqua e non ci sono più pareti e soffitti che possano dare riparo. Resta solo un senso di smarrimento.             Realizziamo dunque i nostri Presepi e fermiamoci davanti a quella Grotta a riflettere su quanta ipocrisia ci sia nel mondo dei potenti. Chi parla di questa strage continua?  Di quale pace sia stata costruita lì o in Ucraina dove, la mancanza di energia elettrica, ha ridotto oltre un milione di persone ad una condizione di inumana vita, senza la possibilità di scaldarsi o di poter soddisfare i bisogni primari? Dov’è il rispetto per l’umana condizione? veniamo distratti da questioni del tutto irrilevanti affinché la nostra mente, occupata da quelle, non vada verso pensieri di solidarietà e giustizia.  Solo la Chiesa ed il nostro Presidente della Repubblica ancora ci parlano con lealtà al fine di dirigere i nostri passi sulla via della pace.   Noi che apparteniamo al CTG, in aderenza ai valori della cristianità, vicini alla CEI e davanti alla Grotta di Betlemme, non possiamo esimerci da rivolgere i nostri occhi e le nostre menti verso tutto questo dolore che stravolge il mondo. Buon Natale a tutti perché sia questo il Natale per noi: non volgerci mai dall’altra parte.
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