Finalmente online: il nostro sito, la nostra casa condivisa

Un nuovo spazio digitale per raccontare il cammino del CTG Picentia tra progetti, persone e territori da vivere insieme.

Mina Felici 09/04/2025 0

Per molto tempo abbiamo sentito che mancava qualcosa.
Avevamo una pagina, sì, dedicata al nostro progetto “Di Food in Tour”, ma non bastava più a raccontare chi siamo diventati.
Negli anni il Gruppo Picentia è cresciuto: non solo in numero, ma in consapevolezza, in legami, in cammini condivisi.
E così, è arrivato anche per noi il momento di aprire una casa digitale, che potesse accogliere la nostra identità, le nostre esperienze, i nostri sogni.

Questo sito è nato con uno spirito semplice ma profondo: mettere in dialogo le persone, raccontare il nostro percorso e offrire uno spazio a chi vorrà partecipare, proporre, camminare con noi.
Qui troverete le attività, i progetti, le foto, ma soprattutto lo spirito con cui li viviamo: quello dell’animazione, della cura del territorio, della comunità che cresce insieme.

Non è stato un lavoro tecnico. È stato un lavoro umano.
Dietro ogni sezione, ogni testo, ogni immagine c’è una storia vissuta, una voce ascoltata, un desiderio espresso in uno degli incontri del nostro Direttivo o durante un viaggio fatto insieme.

Il sito sarà anche un luogo di voci, perché vogliamo che il blog diventi uno spazio in cui tutti i soci possano scrivere: raccontare emozioni, esperienze, riflessioni.
Non solo eventi da ricordare, ma pensieri che aiutano a sentirci più gruppo, più Picentia.

Per questo, mentre clicchiamo su "Pubblica", sentiamo che non stiamo solo mettendo online un sito.
Stiamo aprendo una porta.

Una porta che guarda al futuro, senza perdere mai la bellezza di ciò che siamo stati e di ciò che siamo ancora capaci di diventare.

Benvenuti.
Davvero.

Mina Felici
Presidente CTG Gruppo Picentia

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Mina Felici 14/06/2025

Percorsi di pace in un mondo in crisi
Carissimi, in un momento di così grande crisi mondiale, sento il bisogno di rivolgermi a tutti voi. La nostra Associazione, il CTG, è fatta di donne e uomini da sempre sensibili ai problemi della salvaguardia del nostro Pianeta, declinata nel piccolo mondo che ci circonda perché, si sa, ogni ideologia, per poter essere perseguita in modo sano e e coerente, ha bisogno di essere sostenuta da piccole azioni quotidiane. La cura e l’idea stessa che è in essa racchiusa, contiene in sé il concetto di ‘altro’; mi spiego: come si può pensare di salvare il mondo, la natura, il futuro nostro e dei nostri figli e nipoti se, nella vita concreta, il nostro sguardo è rivolto prevalentemente a noi stessi? Ognuno può trovare delle scuse a questo ma se poi ci fermiamo a considerare il quotidiano trascorrere della nostra vita familiare e sociale, può accadere di scoprire che, sì, vogliamo salvare il mondo, ma non sopportiamo chi ci sta vicino.   Per non parlare dell’assuefazione alle comodità che ci hanno a poco a poco propinate come utili ed indispensabili: il cellulare, i media, la presunta libertà di navigare, i selfie, i millioni di scatti riversati sui server di Google e su quelli di Apple che divorano energia inquinando il Pianeta.  Però parliamo  con tutti senza interfacciarci con nessuno, gettiamo giudizi sul web nascosti dietro ad una tastiera, rispondiamo   a post con spicciole frasi fatte di poche parole e spesso causa di incomprensioni. Non lo sapevamo ma, piuttosto che aumentare l’empatia con i nostri amici, abbiamo rinunciato al confronto e, nello stesso tempo,  abbiamo fatto crescere a dismisura dei poteri economici  che ormai ci controllano determinando le sorti dell’intero sistema planetario. Crescono i nazionalismi, crescono gli egoismi, e si affacciano al mondo i frutti di ciò che sono le guerre. Noi del nostro Gruppo CTG Picentia,  viviamo però il nostro impegno in opposizione a questa tendenza e, cercando di usare in modo positivo quella parte di media che ci è utile, prediligiamo gli incontri, il camminare insieme, il confrontarci alla ricerca della storia della nostra terra; conosciamo gli amministratori dei territori, andiamo alla ricerca di aziende piccole che vogliono crescere rispettando la natura e producendo in modo equo e sostenibile; amiamo riunirci intorno ad una bella tavolata, chiacchierare piacevolmente, assaporare la gioia dell’incontro, sostenere chi è in difficoltà, dare un segnale agli altri che è possibile vivere diversamente. Come un sasso gettato nell’acqua che produce le onde concentriche, sappiamo che la positività ha bisogno di tanti sassi lanciati da diversi luoghi che vadano a poco a poco a formare un intero coro di pace fatto di voci connesse tra loro.
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Mina Felici 26/07/2026

La chiesa degli affreschi e dei graffiti
Le vacanze costituiscono un momento di pausa dalle solite attività e ci consentono di muoverci sul territorio. Noi, in pieno spirito CTG, lo abbiamo fatto rimanendo nei confini geografici della nostra bellissima Italia, e percorrendo circa 400 km di strada attraverso gli Appennini, siamo giunti in un luogo di Abruzzo poco o per nulla conosciuto: Loreto Aprutino, provincia di Pescara, non mare né montagna ma dolce collina con tanto verde e tanta storia. Vabbé, voi oramai lo sapete che non amo i viaggi banali e che, nel limite del possibile, organizzo sempre, prima della partenza, degli incontri con i 'genius loci'. Mai come a LOreto questo è stato possibile e così, grazie a tanti amici che ora ci guardano dai loro 'siti', abbiamo potuto visitare anche luoghi purtroppo chiusi al pubblico per mancanza di sacerdoti: perché si sa, sono nelle Chiese le maggiori testimonianze della nostra storia passata, madre del presente. In questo caso la Chiesa di Santa Maria in Piano.  Non sarò io a raccontare le emozioni di questa visita, ma mio marito, in questo articolo dove si sofferma sugli straordinari affreschi medievali. Spero di ricevere anche da voi articoli e testimonianze dei vostri viaggi che con gioia pubblicherò. MINA FELICI LA CHIESA DEGLI AFFRESCHI E DEI GRAFFITI DI Luigi Greco Una facciata semplice e disadorna, con l’accesso chiuso da una cancellata. Un volto sorridente e gioviale ci viene ad aprire. Entriamo soltanto io e mia moglie. Di fronte a noi si dispongono due file di panche separate da un corridoio centrale che conduce all’unico altare. Rimango perplesso, quasi deluso. Avevo scelto di visitare questa chiesa dopo aver visto alcune fotografie che lasciavano immaginare splendidi affreschi medievali. Invece vedo soltanto pareti spoglie e, sull’unico altare, un semplice quadro. Mi volto e, improvvisamente, ecco la sorpresa. Sulla controfacciata si apre un grande affresco: al centro, entro un ovale, Cristo benedicente, sorretto da figure nello stile bizantino; ai lati angeli, la Madonna e un santo. Più in basso compare una croce con appoggiata una scala e, davanti ad essa, un tavolo sul quale sono raffigurati gli strumenti della Passione di Gesù: coltelli, lance, una canna con la spugna imbevuta d’aceto, tenaglie e chiodi. Scendendo con lo sguardo verso la parte inferiore dell’affresco, le scene diventano ancora più leggibili. Si vede un ruscello nel quale galleggiano dei cadaveri e un ponte che, attraversandolo, si assottiglia progressivamente fino a diventare sottilissimo: è il celebre “ponte del capello”. I defunti devono attraversarlo e soltanto i beati, leggeri perché privi di peccato, riescono a superarlo. Ad accoglierli ci sono gli angeli e un giudice assiso in trono che pesa le anime con una bilancia. Nel Paradiso, figure nude vagano serenamente, salgono sugli alberi per raccogliere frutti e vivono felici in una torre dorata, circondate da splendide fanciulle. Sulla destra, invece, sono raffigurate alcune scene del Giudizio Universale, purtroppo in gran parte cancellate dal tempo. Forse è un peccato, ma ciò che resta è comunque straordinario. La vivacità dei colori e la nitidezza del disegno sono davvero stupefacenti. Mi avvicino all’altare. Oltre il primo arco si apre una campata laterale, sulla destra, decorata con altri affreschi raffiguranti santi e Madonne. Spicca una Resurrezione di Cristo, che emerge trionfante dal sepolcro mentre i soldati, con armature medievali, dormono ai suoi piedi. Proseguendo si incontra un’altra campata dedicata alle storie di san Tommaso d’Aquino. Il sacerdote che ci accompagna richiama la mia attenzione sulla pelle verdastra del santo disteso sul letto di morte: un particolare che, secondo alcuni studiosi, alluderebbe all’ipotesi di un avvelenamento. Del resto, anche nell’Abbazia di Fossanova, dove il santo morì, ci avevano parlato di questa antica e suggestiva ipotesi. Sotto gli affreschi si scopre un’altra sorpresa: straordinari graffiti, incisi con uno strumento appuntito e accompagnati da date precise. Raccontano che il 15 giugno 1533 una statua della Madonna avrebbe versato lacrime di sangue e che, due giorni dopo, il 17 giugno, un cieco avrebbe riacquistato la vista. Un altro graffito ricorda una nevicata durata ventiquattro ore l’8 aprile, senza indicarne l’anno, che presumibilmente è coevo agli altri. Infine, una scritta del 31 luglio 1590 ricorda l’oscuramento del sole dovuto a un’eclissi. È stata un’esperienza unica ed emozionante. Una visita che ti immerge nel fascino di un passato che oggi può sembrare quasi leggendario, ma che questi affreschi e questi graffiti raccontano con una vivacità sorprendente, restituendoci uno spaccato autentico dell’umanità che ci ha preceduto.
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Mina Felici 05/10/2025

IL TEMPO DELLA PARTECIPAZIONE: LE VOSTRE VOCI DALLA PACE
Nel precedente articolo, il tempo della partecipazione, avevamo chiesto ai nostri lettori di esprimere il loro pensiero nel merito. Pubblichiamo qui, di seguito, quanto ci è pervenuto e continueremo, in altri articoli, a pubblicare quelli che ci perverranno. Un grazie a chi crede nel potere della parola e la condivide. SILVANA  Se il pianto di un bambino non fa più rumore vuol dire che il mondo è diventato sordo: non c'è bisogno di bandiere. Non serve essere palestinesi per sentire il dolore. Non siamo esseri umani se siamo sordi al pianto di un bambino, non siamo più esserj umani se siamo indifferenti alle mutilazioni di bambini e giovani, non siamo più esseri umani se siamo assenti di fronte al dolore di tante mamme che perdono i loro figli. Siamo umani, alziamo lo sguardo , alziamo la voce per Gaza. IRENE  le madri in guerra: non bastano le difficoltà 'normali' della vita: finanziarie, di salute, psicologiche....no, anche vedere i propri figli morire per un motivo inspiegabile, per una ingiustizia totale e totalizzante; il che fa di queste madri, se riescono a sopravvivere, delle eroine senza merito, delle donne a cui devo sempre tutta la mia compassione e solidarietà. Il cuore mi si stringe nell'abbraccio che mando loro. "Cercate di sopravvivere, madri nella guerra. Siate testimoni della scempio, se ce la fate. Ve lo auguro dal profondo del mio cuore pieno di lacrime." GIGI  Vedo per strada un povero cane: zoppica, appesantito dall’obesità e dagli anni. Più persone si fermano, con il cuore strizzato per le sofferenze del povero animale. Anch’io ho sofferto per la morte di Ashley e mai avrei creduto di poter provare così tanto dolore per la fine di un cane.Ma a tanta umanità canina oggi si contrappone la nostra quotidiana indifferenza sociale:se invece del cane ti trovi davanti un vecchio cadente, è difficile vedere qualcuno che si ferma. Viviamo in spazi urbani disumanizzati, città degradate dall’indifferenza, avvelenate dall’inquinamento, drogate dai media. Viviamo città fantasma, dove abbiamo perso il senso della comunità: siamo tutti in lockdown permanente, isolati dall’apatia. La metà di una nazione non va a votare, nessuno si adira di fronte alle tracotanti dichiarazioni di vittoria degli eletti.Nessuno si ribella quando le istituzioni, con nuovi divieti, scaricano sui cittadini le colpe della loro cecità. Siamo stati capaci di trasmettere ai nostri giovani la nostra sfiducia nelle istituzioni e nel futuro.La nostra sensazione di precarietà si è ancorata alla rassegnata accettazione: figli cresciuti isolati, narcotizzati da internet. Ora, all’improvviso, cosa è successo? Le strade sono state invase da gente che ha manifestato il proprio dolore e lo sdegno per quello che sta succedendo in Palestina.Ognuno di loro, con le recenti girandole di divieti, domani potrà essere incriminato e condotto in carcere. Si manifesta contro una catastrofe umanitaria, contro l’immane tragedia di una mattanza che ci coinvolge tutti. I manifestanti, in larga prevalenza giovani, stanno parlando a tutti noi:"uscite dal vostro torpore, uscite dal vostro quotidiano disinteresse; è in gioco il destino dell’umanità… non potete mettere tutto a tacere chiamandoci terroristi."
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